martedì 19 marzo 2013

LA RACCOLTA DELLE ....



Costruire una porta in canna alla mia piccola officina.

Questo post vi sembrerà un pò fuori tema dati gli argomenti che con questo Blog intendo trattare.
Tuttavia mi piace l'idea di condividere la mia piccola personale avventura per realizzare la porta all'officina che ospita molta della mia attrezzatura e lane sucide in attesa di lavorazione.
E' da un pò che questo spazio mi supporta senza che abbia una degna porta che lo chiuda e protegga ciò che è all'interno.
Da questa esigenza è nata una ricerca che mi ha "regalato" ben oltre la futura porta che realizzerò. Ho praticato la raccolta come si faceva una volta e ho inoltre ricevuto in dono una meravigliosa domenica dove il cinguettio degli uccellini, il gracidare delle rane e lo scorrere incessante dell'acqua del fiume sono stati il sottofondo rilassante durante il mio lavoro.

Dove io vivo la canna si è sempre utilizzata come "materiale da costruzione" e altri usi della vita. 
Così, prima di cominciare a realizzare il mio "manufatto", mi sono documentata chiedendo informazioni prima alle persone anziane del mio paese, che nella loro trascorsa giovinezza avevano praticato la raccolta delle canne, successivamente ho letto dei libri di botanica e altre ricerche ancora su internet.

In sintesi ecco alcune notizie:

- famiglia: graminacee 
- nome comune: canna palustre, phragmites australis 
fioritura: agosto-ottobre 
habitat: nei fossati, nei laghi e in terreni paludosi 
diffusione: comune in tutta  Italia 




La canna palustre

Con i suoi fusti duri e rigidi, che persistono per tutto l'inverno, la canna palustre è la più alta delle graminacee.
In passato le genti che abitavano i villaggi in prossimità dei fiumi, la utilizzavano per fare tetti di canne, graticciate, e persino scope di paglia.
I suoi rizomi formano, sul fango su cui crescono, dei lunghi e intricati reticoli che avvolte raggiungono il centro di grandi vie d'acqua.
Per una buona raccolta è importante l'osservazione e la scelta del luogo di crescita delle canne. Le canne migliori, dalla fibra più compatta e resistente, crescono lontano da corsi d'acqua. Infatti le canne vicino a corsi d'acqua o ancora peggio vicino ai margini o alle sponde di uno stagno hanno spesso le fibre non compatte, leggermente spugnose, a volte inconsistenti.
Inoltre è bene cogliere le canne che sono interne al canneto in quanto sono protette da quelle esterne più esposte alle intemperie, pioggia e vento, ed all'azione del sole, ovvero alle variazioni climatiche di umidità ed insolazione nel corso della giornata.

Periodo di taglio
La canna si taglia fresca ma sviluppata, con il minor contenuto di linfa al suo interno, seguendo l'andamento delle fasi lunari. 

Il periodo che va tra gennaio e febbraio, ovvero prima della ripresa vegetativa che cade nel periodo primaverile, sarà il momento più favorevole per il taglio della canna, perché in questo periodo la pianta ha sviluppato il suo ciclo e, in luna calante, la linfa dovrebbe affluire in minor misura all'interno delle piante. Questo favorisce una migliore stagionatura dei materiali, e di conseguenza una maggiore durata nel tempo del "manufatto" che con la canna è stato realizzato.
Conosco dei tetti realizzati in canna in ottime condizioni che risalgono ad oltre cento anni.

Sotto seguono alcune immagini della mia personale raccolta delle canne avvenuta due domeniche fa lungo il corso del Rio Mannu a San Sperate.

Canneto - Rio Mannu - San Sperate
Canneto - Rio Mannu - San Sperate



Canneto - Rio Mannu - San Sperate
Pratoline sul bordo del fiume
                 
Pratoline in primo piano

il mio raccolto
il mio raccolto


Quando saranno stagionate (tra circa 3 mesi) potrò realizzare la porta della mia officina
(le foto verranno postate)
                 




 





giovedì 7 marzo 2013

DEDICATO A MARIA LAI

libera interpretazione di

"Legarsi alla Montagna

di Maria LAI

Sasso raccolto a Monte Gedili legato con nastro di jersey di cotone 
Legarsi alla montagna è il titolo di una nota operazione sul territorio di Maria Lai, realizzata nel paese di Ulassai, con gli abitanti del paese stesso l'otto settembre del1981.
Tutto ebbe inizio quando l'Amministrazione Comunale di Ulassai commissionò all'artista Maria Lai la realizzazione di un importante monumento ai Caduti in Guerra per il paese. L'artista rifiutò l'incarico e decise di modificarne gli intenti realizzando un qualcosa che servì per i vivi e non per i morti, così reinterpretando una antica leggenda del paese, legò insieme agli abitanti tutte le porte, le vie e le case con circa 27 km di nastri di stoffa celeste. L'operazione materiale durò tre giorni circa, il primo giorno vennero tagliate le stoffe, il secondo giorno vennero distribuite e il terzo vennero legate quindi coinvolgendo donne, bambini, pastori, anziani. Ma la gestazione dell'opera fu molto più lunga, infatti inizialmente i popolani non condivisero le dinamiche e si rifiutarono di collaborare, le proposte della Lai in un primo momento suscitarono preoccupazione per il probabile risvegliarsi di antichi rancori tra abitanti stessi, tanto che ci volle più di un anno e mezzo per ritrovare un filo di discussione. Dopo un anno e mezzo di trattative il nastro passò laddove tra famiglie esisteva un legame d'amore, al nastro vennero legati dei pani tipici "Pane Pintau", mentre laddove le famiglie erano avverse il nastro indicava il confine del rispetto delle parti. L'intera operazione venne documentata dal fotografo Piero Berengo Gardin e sul finire della serata, gli scalatori legarono i nastri alla montagna più alta che sovrasta l'abitato "Monte Gedili". Ulassai fu legata, e fu legata alla sua montagna.
La leggenda affonda le origini ad un fatto realmente accaduto nel paese, quando nel lontano 1861 si staccò un costone della montagna e travolse un'abitazione della parte più alta del paese, in quell'occasione morirono tre bambine e una di loro si salvò proprio con un nastro celeste in mano. I popolani videro in questo fatto un miracolo divino e ne conservarono il ricordo, tramandandone di generazione in generazione una versione in parte veritiera in parte fiorita di pittoresche sfumature di fantasia.
L'operazione suscitò clamore e stupore tra paesi vicini, e successivamente a questa operazione Ulassai divenne pian piano un Museo a cielo aperto. Mentre a livello dei grandi circuiti della critica nazionale, Maria Lai venne criticata in modo negativo, perché per i più scettici si era impegnata a fare la festa del paese. L'unico scrittore e critico che ne capì sin dall'inizio il valore di questa esperienza fu Filiberto Menna di Roma. Ma tuttavia l'operazione rimase in silenzio a livello di critica generale per oltre un ventennio. Ora invece è stata rivalutata a carattere nazionale, in particolare ad iniziare dalla Mondadori, che la vede come lo spartiacque dell'Arte Contemporanea, poiché per la prima volta l'artista e l'opera d'arte risiedono nella figura dello spettatore, facendo di quest'ultimo il vero artefice dell'operazione.
"tratto da Wikipedia"
Chi è Maria LAI?


Maria Lai è nata a Ulassai(Nu) nel 1919. Dopo aver frequentato a Roma il Liceo Artistico,è allieva di Arturo Martini all’Accademia di Venezia dal 1942 al 1945. Dall’eredità martiniana nasce la vocazione sperimentale della Lai. La ricerca di tecniche e materiali diversi è ricca ed originale: pani, telai, ceramiche, tele e libri cuciti fino agli interventi ambientali ed alle performans collettive.Ha partecipato a numerose mostre nazionali ed internazionali.