mercoledì 9 aprile 2014

Mostra Boro alla East Wing Galleries a DUBAI

Boro

Aprile 02-26 2014 

giornaliero 10.00-18.00 (ultimo ingresso ore 17.30) 
East Wing Galleries, East Wing 
Ingresso gratuito

Questo aprile la East  Wing Galleries di Dubai ospiterà una mostra sulla tradizione tessile giapponese di boro. 
Tradotto letteralmente Boro significa "stracci" ma anche "marcio".
Boro è il nome che assumono abbigliamento e coperte realizzati dalla povera popolazione rurale del Giappone che non potevano permettersi di acquistare tessuti per realizzare abiti nuovi.
Generazioni di famiglie giapponesi hanno riparato e riciclato dalle giacche dei pescatori alle coperture futon. Così mentre si aggiungevano nuovi  patch agli indumenti, alle coperte etc. questi diventano una sorta di storia di famiglia, tramandata di generazione in generazione come nel caso delle trapunte patchwork in Occidente.

I Boro oggi hanno assunto un significato storico-sociale, in grado di fornire, come un'istantanea del passato, una panoramica delle vite modeste di queste popolazioni.

Nella mostra saranno presenti 40  pezzi boro in una nuova luce all'interno di Somerset House East Wing Galleries provenienti da una collezione mai mostrata prima e raccolta in sei anni dagli antiquari Gordon Reece e Philippe Boudin. 

Nel clima freddo del nord del Giappone, il cotone non poteva essere coltivato e per la gran parte la popolazione che viveva nel paesaggio rurale lì era povera e non poteva permettersi il lusso costoso di acquistare il cotone, più leggero e caldo della canapa, dell'ortica e del ramiè di cui erano fatti i loro abiti. 

Fu così che i mercanti del sud pensano che valga la pena di trasportare capi usurati in cotone fino al nord del Giappone, dove venivano acquistati per essere trasformati in tessuti stratificati e abbigliamento.
Un'altra caratteristica dei Boro e che i colori prevalenti sono il blu, il grigio, nero e marrone. La spiegazione consiste nel fatto che questi erano gli unici colori che la gente comune era autorizzata a portare nel periodo Edo (1603-1868) . Kimono di seta e variamente colorati erano appannaggio esclusivo dell'aristocrazia giapponese.
Mano a mano che la società giapponese è andata verso l'industrializzazione e l'urbanizzazione agli inizi del XX secolo, la pratica mosaico/patchwork si è andata perdendo fino al suo definitivo abbandono anche  per la sua qualità di doloroso ricordo del passato di povertà che essi richiamano.
I Boro oggi sono molto apprezzati nelle culture occidentali che ne fanno oggetto di collezione 



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Gli stracci di cotono venivano aggiunti con cuciture chiamate sashiko.
Queste cuciture contribuivano a rafforzare il tessuto.
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Altri assomigliano più patchwork "convenzionale" come li conosciamo in Occidente.
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Altri ancora sembrava siano stati realizzati cercando di rimanere il più possibili fedele ai colori originali del capo.
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Alcuni avevano cuciture che era più estroso, creando un proprio design.
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La pratica dei Boro  aderisce al concetto filosofico giapponese di MOTTAINAI.
Mottainai è un termine giapponese composto dove mottai si riferisce alla dignità intrinseca se non addirittura sacrale di un'entità materiale, mentre nai indica l'assenza o la mancanza. Il concetto è coerente con la convinzione scintoista che lo spirito risiede in tutti gli oggetti. E, mentre si applica al cibo e risorse, si applica anche alle azioni, tempo, talenti, emozioni, sogni e potenzialità.
MOTTAINAI in giapponese si riferisce a più di un semplice spreco fisico (risorse). E' anche usato per riferirsi a modelli di pensiero che danno luogo ad azioni di spreco 
Come esclamazione "MOTTAINAI! Significa  grosso modo "CHE SPRECO!" o "NON SPRECARE"
Non è difficile comprendere questo concetto e l'importanza del suo significato se si pensa che ha  origine in una nazione insulare (il Giappone) con poche risorse naturali e con un'alta densità di popolazione. Prima del miracolo economico, dopo la seconda guerra mondiale, il giapone era un paese povero. Le persone riciclavano tutto e niente veniva sprecato. 
Mottainai (rifiuti niente). Era un'esclamazione onnipresente utilizzato per mettere in guardia i bambini dallo sprecare un bocone di cibo o di un pezzo di stoffa o di carta. 

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